martedì 10 aprile 2012

vertiGini

Rannicchiata dentro la bolla
il respiro appanna le pareti.
Occorre salire in alto per cambiare l'aria.
Vertigini
a guardare in basso.
Giù,
aloni di luce
puntellano come fari.
Ricordarsi di ritornare.

PuntoG

sabato 7 aprile 2012

Di guizzi gialli vicino alla caviglia e altre cose




"Quello che è importante, non lo si vede..."
"È come per il fiore. Se tu vuoi bene a un fiore che sta in una stella, è dolce, la notte, guardare il cielo. Tutte le stelle sono fiorite". "Certo..." "È come per l'acqua. Quella che tu mi hai dato da bere era come una musica, c'era la carrucola e c'era la corda... ti ricordi... era buona". "Certo..." "Guarderai le stelle, la notte. È troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. È meglio così. La mia stella sarà per te una delle stelle. Allora, tutte le stelle, ti piacerà guardarle... Tutte, saranno tue amiche. E poi ti voglio fare un regalo..."
Rise ancora. "Ah! Ometto, ometto mio, mi piace sentire questo riso!" "E sarà proprio questo il mio regalo... sarà come per l'acqua..." "Che cosa vuoi dire?" "Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi. Per il mio uomo d'affari erano dell'oro. Ma tutte queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha..." "Che cosa vuoi dire?" "Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"
"E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai: "Si, le stelle mi fanno sempre ridere!" e ti crederanno pazzo. "T'avrò fatto un brutto scherzo..." E rise ancora. "Sarà come se t'avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere..."
Non ci fu che un guizzo giallo vicino alla sua caviglia.


Il 7 aprile 2004 la stampa francese dà notizia del ritrovamento nel mare al largo della Corsica dei resti dell'aeroplano dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, autore de Il Piccolo Principe, precipitato in mare il 31 luglio 1944



Credo che questo estratto possa andar bene per augurare serena Pasqua a tutti coloro che passeranno da qui. Per caso o per scelta. E a proposito di pazzia, vi lascio anche questa musica qui. Perchè, a volte, credo sia pazzia appassionarsi, comunque e nonostante tutto.

Auguri

PuntoG

giovedì 5 aprile 2012

The whole affair sets you thinking!

Cosmetici per uomo

  1. Il fatto che siano in vendita non vuol dire che sia dignitoso usarli.
  2. Non farti prendere la mano: cominci dal copriocchiaie e ti ritrovi con l’ombretto sugli occhi.
  3. Invece di cospargerti di prodotti pancia-addome-intensivo-notte, taglia gli alcolici.
  4. Non rubare le creme della tua ragazza.
  5. I “cosmetici per lui” sono la prova che la parità dei sessi non è sempre una buona cosa.

Internazionale, numero 942, 30 marzo 2012

Non tutte le proposte vanno condivise. Pensiamoci.

PuntoG

mercoledì 4 aprile 2012

A respirare un pò







"Dove andiamo?"
"A respirare un po'. "
  

"Quasi amici", Oliver Nakache 


martedì 3 aprile 2012

Sorridere al tempo



Poi la incontri un giorno, un po’ come la viola di Vecchioni, mentre svolti l’angolo e il vento, ma sì questa volta un po’ malinconico, ti sfiora i capelli e li spettina, quelli che ti son rimasti e si son argentati. E ti congela più di un Grand Soleil perché ti scende pian piano dentro nel cuore, come la lama che Frodo si prese a Collevento. Che l’effetto è poi quasi quello. O invece è la causa.Così ti accorgi che tutto diventa più veloce, e ti sfugge. Che i gesti che prima ti sembravano facili diventano una sfida. Che la sveglia al mattino sembra suoni sempre più presto, quando invece una mano pietosa la sposta di poco avanti tutti i giorni. C’è che si smorza l’energia, le idee si sfarinano, e ti sfuggono a metà, lasciandoti come un adolescente abbandonato al primo appuntamento. E i nomi, mio Dio, i nomi, come il mestolo di Barney, si confondono come le foglie secche travolte in un giro di valzer dal tempo che passa e cancella, non tutto però che sarebbe facile, ma smozzichi, come un cancellino su una lavagna cancellava le scritte -fatte col gessetto che urlava- a tratti lasciandole sbiadite, incompiute, brandelli di ricordi come muri mozzati dalla violenza. Che poi fossero solo i nomi, ma capita sempre più spesso che nel tragitto tra stanza e cucina, tutto svapori, e come una nebbia che scende lieve e massiccia, una cortina si stenda sul pensiero, e resti lì, perplesso, interdetto, arrabbiato, a inseguire e capire che cosa accidenti sei venuto a fare lì, senza trovare un filo, per quanto sottile. Invecchi. Banale. Semplice. Anche bio. Cioè naturale. Capita. A tutti. Il mio vecchio parroco diceva che l’Alzheimer colpisce tutti, chi non lo soffre è perché muore prima. Come in quella barzelletta in cui lui, anziano, stupisce lui, giovane, perché chiama sempre la moglie “tesoro, amore, dolcezza, gioia” e poi confessa di aver dimenticato da anni il suo nome. Eppure di fronte a questo scivolare lento e anche dolce, ci sono due opposti e una soluzione che può dare senso, ordinare, rimettere a posto sulla parete il quadro che qualcuno ha smosso: da un lato la rabbia, con chi non si sa, per questa decadenza che graffia; rabbia che può spingere fino al veleno del giovanilismo sfrenato: cambiare tutto per non riuscire a cambiare se stessi. Illudersi di essere padroni della propria vita distorcendola, che questo sì ci riesce bene e lo sappiamo fare: buttare tutto all’aria e perderla questa vita, per finire a elemosinar carrube ai porci; dall’altro la rassegnazione che conduce con lieve passo alla disperazione, forse alla depressione. Che poi è una forma di rabbia diversa, ma del pavido, di chi non sa neppure sfidare il mondo e se stesso e implode, crudelmente spegnendo il mondo intorno a sé. E poi c’è la terza via, c’è il sorriso. Che però ci vuole fede, se non altro nella vicenda umana: una fede che ti porta a riallineare la vita cercando la quadra tra gli obiettivi e le risorse, che son sempre meno, più asciutte, più sobrie. Con il loden insomma. Tecniche e moderate. Per capire che ogni età della vita prende spessore solo se all’interno di un quadro ampio, di uno scenario profondo, e che tutta questa fragilità, che ci accompagna sempre, e che forse solo superato il decimo lustro appare con una violenza salutare, sta lì a dimostrare che se lo vogliamo siamo sempre bambini. Non conviene dunque ribellarsi o di schianto girare la faccia e fuggire via, lasciando lì solo un corpo che si prosciuga: perché questo gesto di superbia spalanca l’abisso. Meglio comprendere che questo regalo è lì solo per mostrare che da soli non andiamo lontano e che ci conviene cercare una guida che di questa debolezza sappia fare un capolavoro. Perché è proprio quando siamo deboli che siamo forti.
Paolo Pugni

Il post arriva da qui


Niente scimmie attaccate alla schiena. Ma riscoprire il senso del tempo (e magari anche quello del dolore e della meraviglia). Insomma, provare a vivere una vita tonda, che poi dovrebbe essere obbligatorio a qualunque età.


PuntoG

lunedì 2 aprile 2012

Di unicorni e sassofoni

"[...]Dove credete che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e mansueti, le sirene gentili e aggraziate? In nessun posto sono sempre qui. E’ solo che non li vediamo. La luce non si accontenta più di schizzar via dai loro corpi leggiadri, come schizza l’acqua dai tetti nei giorni di pioggia. Li penetra invece, quei corpi, come l’acqua penetra la terra smossa, e vi si nasconde quieta e felice. La luce li ama e li tiene per sé.
E l’odore, allora? Quel loro odore di muschio e di erba bagnata, di sole e di spiagge lontane, di petali corteggiati da api chiacchierine? [...] Quell’ odore non vuol più saperne di lasciarli, di mischiarsi ai lezzi immondi che ammorbano il pianeta. Ha paura del contagio, paura di perdere la propria leggerezza, il proprio candore, e così gli rimane attaccato, non vaga per l’aria infetta, non arriva fino a noi.Certo potremmo ancora imbatterci in loro, accarezzarne le forme armoniose, avvolgerli in un abbraccio. O potremmo ascoltare i canti che innalzano nelle notti di luna, quando è abbastanza chiaro per sognare e non abbastanza per vedere. Ma di notte guardiamo la televisione e di giorno i nostri passi ci allontanano sempre di più dai sentieri impervi delle loro scorribande.
Camminiamo tutti insieme per le stesse strade, facendo un gran rumore. E il rumore, si sa, impedisce di far attenzione. Il rumore acceca.
Così non credete alle storie che vi raccontano: non esiste una terra remota, inaccessibile, fuori dal mondo, la terra degli unicorni. Gli unicorni sono tra noi, non ci hanno mai lasciato, e se avrete cura di cercarli fuori dalle strade battute, se tenderete l’orecchio nelle notti di luna, se avrete il coraggio di aspettare, di fargli la posta con pazienza e dedizione, un giorno forse potrete incontrarli e accarezzare e abbracciare le loro forme armoniose. Allora, chissà, l’odore di muschio e di erba bagnata non avrà più paura del vostro contagio e la luce acconsentirà a rimbalzare un pochino e dividere il suo amore con voi."


“La filosofia in trentadue favole”, Ermanno Bencivenga


O forse, sono finiti dentro questo sassofono qui.

PuntoG



domenica 1 aprile 2012

Marte vs Venere (e viceversa)

"Immaginate che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere. Un giorno di molto tempo fa, guardando nei loro telescopi, i marziani scoprirono le venusiane. Questo bastò a risvegliare in lor sentimenti fino a quel momento sconosciuti. Si innamorarono e in tutta fretta inventarono i viaggi spaziali, raggiungendo cosi Venere. Le venusiane accolsero i marziani a braccia aperte. Avevano sempre saputo che quel giorno sarebbe arrivato e i loro cuori si aprirono a un amore mai provato prima. L'amore tra le venusiane e i marziani aveva una qualità magica. Provavano grande piacere nello stare insieme, nel fare le cose insieme, nel dividere tutto. Sebbene originari di mondi diversi, apprezzavano le reciproche differenze. Dedicarono mesi a studiarsi, esplorarsi e apprezzare ί rispettivi bisogni, preferenze e modi di comportamento. Per anni andarono d'amore e d'accordo. Poi decisero di raggiungere la Terra. All'inizio tutto era bellissimo. Ma poi gli effetti dell'atmosfera terrestre cominciarono a farsi sentire e una mattina al risveglio tutti si scoprirono affetti da un particolare tipo di amnesia...
Sia i marziani sia le venusiane dimenticarono di provenire da mondi diversi e di essere quindi per forza differenti. In una sola mattinata tutto quello che avevano imparato venne cancellato dalla loro memoria. Ε da quel giorno uomini e donne sono vissuti in conflitto.[...] Una delle maggiori differenze esistenti tra uomini e donne è il loro modo di affrontare lo stress. Gli uomini tendono a chiudersi sempre più in se stessi e a concentrarsi sul problema, mentre le donne si sentono via via sempre più sopraffatte ed emotivamente coinvolte. [...] L'uomo si sente meglio se risolve i problemi, la donna se ne parla.[...] Quando un marziano è turbato, non parla mai di ciò che lo preoccupa. [...] Diventa invece estremamente silenzioso e si rifugia nella sua caverna privata per riflettere sul problema ed esaminarlo da ogni angolazione alla ricerca della soluzione. Quando l'ha trovata, si sente molto sollevato e abbandona la caverna.[...] Quando una venusiana è turbata o stressata, trova sol-lievo nel rivolgersi a qualcuno di cui si fida, illustrandogli nei dettagli le difficoltà della giornata. Se si sentono sopraffatte dalle difficoltà, le venusiane traggono beneficio dal rendere gli altri partecipi del loro disagio. È questa la loro natura. Su Venere, mettere gli altri a parte dei propri problemi è segno di amore e di fiducia. Le venusiane non si vergognano di avere problemi. [...] Il marziano si sente bene quando può risolvere i propri problemi da solo nella sua caverna. [...] COME MARZIANI E VENUSIANE TROVARONO UN ACCORDO. Marziani e venusiane vissero insieme in perfetta armonia perché capaci di rispettare le differenze esistenti fra loro. I marziani impararono a rispettare il bisogno di parlare delle venusiane. Anche se non avevano molto da dire, scoprirono che potevano essere di grande aiuto alle compagne semplicemente ascoltandole. Dal canto loro, le venusiane impararono a rispettare il bisogno dei marziani di chiudersi in se stessi nei momenti di stress. La caverna non era più un mistero insondabile, né un motivo di allarme.[...]"

Da "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", John Gray


Servono sorrisi, leggerezza e musica. Magari proprio questa qui.