sabato 2 febbraio 2013

Impronte

Fango di pioggia e terra
avvolge passi
come negativo di memoria.
.
Elio svapora
dando immortalità
fino alle prossime Perseidi d'acqua.

Ha  liquido
il  ricordo di me.

PuntoG




giovedì 10 gennaio 2013

Fai dei bei sogni

“La felicità è fare l’amore a ore strane oppure normali, purchè con te.
La felicità è crescere insieme, litigare a chi ha la testa più dura e poi, pieni di bernoccoli, salire un altro gradino del nostro amore…
…Un problema che ti assilla e lo risolviamo insieme.
Un braccialetto che io ti regalo, una camicia che tu mi lavi.
Scusami ancora per questa vagonata di pensieri idioti.
Ti volevo soltanto dire che non mi manca una donna. Mi manchi tu. Che sei anche una donna, e che donna. Ma sei qualcosa di più: l’altra parte di me”.

Fai bei Sogni, Massimo Gramellini

mercoledì 9 gennaio 2013

Fondente, of course

2013, primo post.

Se chiudo gli occhi e sto un attimo in silenzio e al buio, le sento in bocca le parole, col sapore del ferro arruginito e la salsedine del mare in tempesta.
La nebbia è fitta in questi giorni. Gli alberi sembrano sospesi nel nulla, l'asfalto si srotola da dentro una favola e viene incontro con la sua striscia bianca al centro. E' tutto sospeso e ingabbiato in sottilissime goccioline d'acqua trasparenti: anche le parole e i suoni. Strana coincidenza d'eventi. O magari no. O magari è proprio questa nebbia che rende le persone stagnanti in concetti che inciampano, s'arrestano, rimangono imbrigliati in nebulose gabbie. Un blogger che seguivo, concludeva spesso con la frase "mai smettere di farsi domande". E' un'abitudine stancante e talvolta inutile. Sto diventando pragmatica, sarà l'età che avanza, suppongo. Faccio economia d'energie, alle volte mi sembra uno spreco e lascio perdere. Bevo un sorso d'acqua fresca, sperando di riacquistare il gusto della cioccolata. Fondente, of course!!!

Buon anno a tutti
PuntoG

domenica 21 ottobre 2012

Come una sirena

Eri a una sottile striscia d'aria da me. Una specie di vetro gassoso separava i nostri sorrisi e gli occhi. Uno strato così sottile che sentivo l'aria muoversi quando pronunciavi la "b" per dirmi "bella" e tutte quelle lettere che danno fiato invece d'ingoiare l'aria nello stomaco. Tu mi guardi e vedi un salvagente, una boa a cui agganciarsi durante la tempesta, il porto con l'acqua calma e le case colorate coi gerani alle finestre, la montagna che si staglia verso l'alto a bucare le nuvole di giorno e le stelle di notte.
Eri a una sottile striscia d'aria da me. Così vicino che sentivo l'aria sbattermi in faccia quando muovevi le ciglia, e anche il suono dei tuoi pensieri  come rotelle dell'ingranaggio di un orologio.
Tra me e te solo aria, uno strato sottile. Bastava un piccolo gesto, la contrazione di qualche muscolo, poca fatica in fondo. Bastava agganciarmi dalla manica della maglia, che tanto non siamo più in estate. Potevi farlo invece di lasciarmi trasformare in palloncino pieno di elio che esce dall'atmosfera e finisce nel gelo eterno o in piombo che annega. Potevi salvarmi, penso proprio di si. Nessuno si salva da solo, penso mentre come in un film vedo bolle che mi sovrastano, la luce che cambia, spariscono i colori,  diventa tutto sempre più buio, spariscono i suoni, la musica, sparisce il dolore mentre le lacrime diventano mare. Divento sirena.

PuntoG

venerdì 21 settembre 2012

Parafrasando Shéhérazade #4



”Raccontami una storia,” ti dico.
“Che storia vuoi?”
“Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno.”

Si sedette sul tappeto bianco rannichiata accanto alla poltrona. Sotto di lei, un cerchio unito da una linea diagonale, segnava la vittoria di un tris. C'era una musica, delle candele accese, odore di miele di montagna e cannella.

”Raccontami una storia,” disse.
“Che storia vuoi?”
“Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno.”

Chiuse gli occhi e le fiammelle disegnarono figure strane attraversando il velo delle palpebre.



Il cielo era azzurro quella mattina di sole a tal punto. Vincent sarebbe arrivato con la  trasfigurazione dei suoi girasoli. Ma questo viene dopo. All' inizio solo cielo e sole. E qualche punto di domanda appeso come una resta d'aglio sulle colonne d' acciaio lucido. Da lì è cominciato il vortice del guardare e cercare luci e ombre, inventare mondi inesistenti, cercare quello che non c' era, trasformare la realtà in un'altra cosa.
"Un caffè?"
"Un caffè."
É qui che arriva Vincent. Il posto dove andiamo è così lontano che sembra di aver raggiunto la Francia, anche se poi non è vero.
Quando penso alla tua voce è quella di quando hai scoperto che ti avevo portato in un campo di papaveri. Vincent non era poi così contento che non ci fossero i girasoli, anche se la luce e i colori erano quelli dei suoi quadri. E il sole "a tal punto".
"Guarda."

"Bello" hai detto, con un suono che è sembrato molto meglio del campo e più lungo del viaggio, o così  mi è sembrato. La "e" aperta come il cielo, la "o" tonda come il disegno di Giotto e morbida come un batuffolo di cotone. Abbiamo raggiunto i tulipani quasi di corsa. Erano così alti che sembravano arrivare al cielo e le ombre facevano strani zig zag. Poi è arrivato il Bianconiglio di corsa, come sempre, urlando che era in ritardo. Anche noi lo eravamo. Abbiamo mangiato un biscotto ed è sparito tutto: Vincent, i tulipani, e gli zig zag.
Quando ti penso è così che ti vedo, e la voce che sento è quella. Gli occhi che scattano e scrutano, le "e" aperte e le "o" tonde. Come Alice infilo le dita in tasca, mi conforta il contatto con la ruvidezza dei biscotti. Le persone 
danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere.

E ascoltano questa musica qui.



Aprì gli occhi e spense le candele.
Sorrise.


PuntoG

giovedì 13 settembre 2012

IMHO

"La mia personale convinzione è che, quando necessario, bisogna lasciare andare via le persone, anche quelle più amate, soprattutto loro direi. Cogliere il momento in cui tutto diventa ineluttabile - di solito si presenta come una cuspide nel cuore - e in qualche modo assecondare il distacco. Talora si manifesta come un moto naturale, tipo l'uscita dall'orbita di una stella, altre volte accadono scossoni bruschi come turbolenze e dolorosi impatti. E' quasi un dovere. Come è un dovere salvaguardare ciò che c'è stato, preservare i momenti lieti nella memoria, custodirli..."


Così scrive un amico. Però quando qualcuno va via,  bisognerebbe mettergli in mano, con una carezza, un quadrato di carta a righe, ripiegato su stesso come una specie di origami. Nella parte più interna il proprio nome, scritto con la stilografica, magari una Montblanch. La trama di cellulosa andrebbe conservata al buio, dentro un barattolo a chiusura ermetica. Per mantenere intatta la fragranza e impedire all'ossigeno di  svaporare l'inchiostro. Riaprirlo tra vent'anni, direbbe Lucio.
Dovrebbero insegnarcele a scuola queste cose, perchè uno non è mai davvero preparato agli addii, al lasciare andare, a camminare senza voltarsi indietro, senza sbirciare neppure nel riflesso di una finestra o di una vetrina. Bisognerebbero insegnarcelo a scuola che il dolore va affrontato e vinto nell'immediatezza, quando taglia come la lama di ceramica dei coltelli per le verdure, quando le lacrime sono liquide e non ancora cristalli di ghiaccio. Dovrebbero obbligarci a cantarla ogni giorno questa canzone qui e insegnarci a dedicarla a noi stessi.
C'è un tempo per ogni cosa. Ora è tempo di pubblicare questo post covato per un giusto tempo.

PuntoG