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lunedì 9 gennaio 2012

La donna con la sciarpa (e Charlie)

L’ultima volta che la vidi aveva una mano in tasca
e con le dita sgranava un rosario di legno.
Recitava preghiere a quel Dio della croce, della misericordia e del dolore,
sceso in terra fino al Golgotha.
Attraverso la nebbia di una manciata di Pall Mall, guardava i treni dalla banchina.
Quell'andare e venire, lo scendere e salire dagli scalini, il fumo grigio appiccicato ai vetri.
Nessuna partenza,
solo guardare.
Guardare è un’altra cosa, non è il viaggio, la valigia,
il biglietto di andata e ritorno,
la scena diventare altro sopra il giro delle ruote sul ferro incandescente.
Guardare è proprio un'altra cosa.
Aveva una sciarpa al collo del colore delle ciliegie mature sotto il sole di quasi estate
e il colore degli occhi svaporato nel nulla.
L’ultima volta che la vidi aveva una mano in tasca
e con le dita sgranava il rosario di legno,
e recitava una preghiera.
Mentre Charlie, dentro un locale, suonava questa cosa qui.

PuntoG






L'uomo col fazzoletto (e Charlie)

L'ultima volta che lo vidi aveva una rosa in mano, e un libro.
Camminava dentro l'aria, o meglio, ci nuotava dentro,
guardandosi intorno, per orientarsi,
cercando un punto di repere che gli facesse da bussola.
Non so cosa, un albero, l'incrocio tra due vie, il colore di un palazzo, un odore,
o una pietra scheggiata della strada che inseguiva con lo sguardo. 
Aveva occhi lenti di chi il tempo l'ha perduto dentro un cassetto,
inghiottito tra mille cianfrusaglie inutili.
Forse per questo non portava l'orolgio al polso,
ma un bracciale di sottilissimi fili di seta arrotolati.
A pensarci bene è strano, per uno che il filo della sua vita l'ha perso,
credo, dentro una fabbrica abbandonata.
Nella tasca della giacca qualche spicciolo, delle briciole e un fazzoletto bianco,
un quadrato di cotone, con due righe blu ai bordi.
Un fazzoletto serve sempre, quando si nuota nei pensieri.
L'ultima volta che lo vidi aveva una rosa in mano, un libro e gli occhi liquidi.
Mentre Charlie, dentro un locale sotto la strada, suonava questa cosa qui.


PuntoG

martedì 18 ottobre 2011

Come Charlie (magari)

Sarebbe stato bello passeggiare sulla Senna, a guardare il cielo sottosopra e Parigi intorno. Invece questa giornata ingoia a grandi bocconi. Si cerca  di sorridere mentre svapora lentamente. E  di uscire dalla pancia della balena, come Pinocchio. Finite le croste di formaggio, anche la chiacchierata col grillo parlante che lancia sorrisi acchiappati al volo con un hooop.
Non ci siamo fatti mancare nulla oggi, quindi melissa e propoli prima della verticalizzazione e della solita mezz'ora prima che giunga domani, che è a un attimo da qui. Pronto l'esercito che strapperà il corpo tiepido da sotto le lenzuola con voci diverse. Il capitano è in abito nero e due campanelli in testa e ricorda una presenza uguale sul comò di nonna. Ma quello è un'altro posto e quasi un'altra vita, o almeno troppo lontana per riuscire a sentire ancora quegli odori e quei suoni. Svapora tutto nei ricordi. A volte, l'impressione è che sia così anche nel presente, come un'anticipo del fatto che sarà passato. Sfugge di mano anche l'adesso, tanto che uno non sa capire se è già ricordo. Credo che la melissa abbia effetti neurolettico, con effetti sul rallentamento (paralisi?) dell'ideazione. Mezz'ora, si, prima che venga domani. A poi.

PuntoG