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martedì 15 novembre 2011

a forza di citare Cortazar

Dovrebbero insegnarcelo a scuola cosa capita a furia di star dietro ai libri, alle parole, al mondo dentro che deve crescere a dismisura. Che le domande hanno una crescita esponenziale e si moltiplicano come i batteri. E che a furia di usare belle parole perdiamo il senso della comunicazione. Dovrebbero insegnarcelo a scuola che si rischia di allontanarsi dal centro del mondo, piuttosto che avvicinarsi. Dovrebbero insegnarcelo davvero che a furia di diventare grandi perdiamo il senso delle cose piccole ma di grande valore. Come la capacità di sognare, di giocare, di dimenticare i torti subiti quando gli occhi cadono sul budino traballante dentro il frigo che s'illumina per magia quando lo apriamo. Dovrebbero proprio spiegarcelo che non serve a nulla disquisire di filosofia, leggere libri su libri, andare a teatro, recitare poesie, se poi ci dimentichiamo di far volare gli aquiloni, se facciamo la fine dei pesci rossi dentro una boccia tonda sempre uguale a se stessa. O se non riusciamo più a comprendere che "per arrivare al Cielo servono solo un sassolino e la punta di una scarpa". E non me ne abbia Cortazar se lo cito spesso. Qui e altrove.

PuntoG

venerdì 14 ottobre 2011

C'è stato un attimo di dancing

C'è stato un attimo, al belvedere credo, ma i posti contano sempre così poco che forse non vale neppure la pena di fare uno sforzo per ricordare
C'è stato un attimo, di sicuro c'è stato e quello lo ricordo bene
C'è stato un attimo, dicevo, in cui uno difronte all'altro e guardandoci negli occhi abbiamo spento la voce.
Proprio in quell'attimo ho infilato la mano in tasca per prendere una frase scritta coi suoni delle parole. Esattamente in quell'attimo, probabilmente lungo a dismisura e troppo breve da contare col cronometro degli umani, tu hai sbattuto le ciglia e letto quei rumori. Le ho sbattute anch'io, inavvertitamente e, quando ho riaperto gli occhi, adagiate sulle tue braccia incrociate, c'erano tutte le parole. Si, proprio tutte, nessuna esclusa.
Sono anch'io un pò cammello e un pò maga. (forse) Sbuco dalle nuvole ogni mattina in sembianza di drago e la notte divento cammello errante, non so. E forse non lo voglio neppure sapere. Spengo i rumori quando posso o ci canto sopra per non sentirli. La musica del mondo, credo, mi ha preso per stanchezza di vuoti d'allegria, come dici tu. Non lo so, o forse non lo voglio sapere, o forse non importa poi così tanto, credo. L'attimo del belvedere, o di qualunque altro posto sia stato (dicerto era S. e tu c'eri), mi ha fatto venire in mente questa canzone qui, o almeno delle frasi qua e là, nel ritmo della musica. C'erano in quell'attimo li.

PuntoG