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martedì 7 settembre 2010

Odore di erba (e di abbracci)

Ci sono serate che sembrano uscite da una favola. C'è un giardino pieno di alberi, quadri che rotolano su pareti bianche, gente che ci gira intorno ma è come se non ci fosse. Seduti sulla panchina, io mi avvolgo dentro l'abbraccio della pashmina. Le parole sembrano raggi di sole che attraversano le nuvole e diventano tappeto di luce. Le parole si srotolano mentre la luna illumina la notte, mentre la musica inizia a riempire l'unico angolo illuminato della cascina. Ci sediamo sull'erba a guardare le stelle tra sorrisi e malinconie. C'è un abbraccio più caldo della pashmina e un silenzio pieno di parole. Ci sono posti magici. O forse siamo magici noi, un pò.

PuntoG

sabato 24 luglio 2010

In your shoes

Infilare gli occhi dentro scarponi che hanno calpestato marmi bianchi e scalini di cristallo. Perderli dentro un buio fatto di sudore e memoria di righe colorate. Infilare i piedi dentro scarponi scomodi, potendo. E camminare dentro un involucro apparentemente insignificante per un giorno intero attraverso ogni via della città, fino a sentire le dita indolenzita, fino a non sentirle più. E guardare l'alba arrivare e poi il tramonto. Essere "in your shoes" aiuta le calliste e nient'altro. Bartezzaghi ha sempre definizioni introvabili e caselle bianche. Le scarpe col tacco si adattano molto meglio a unghie laccate e vestiti che lasciano la schiena nuda. La notte ha sempre il suo antidoto e un'insegna al neon che illumina con la scritta "in my shoes".