Visualizzazione post con etichetta Pessoa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pessoa. Mostra tutti i post

domenica 15 luglio 2012

Non tutto ciò che brilla eccetera eccetera

(Barcellona) Foto scattata e di proprietà di PuntoG


"Le persone sono come le vetrate colorate: brillano e scintillano quando fuori c’è il sole, ma al calar delle tenebre viene rivelata la loro vera bellezza solo se è accesa una luce dall’interno."
Pessoa

PuntoG

martedì 27 marzo 2012

Pourquoi lire?

Leggo perché la vita non mi basta (come diceva Pessoa).
Leggo per evitare di dire sciocchezze alle donne.
Leggo per essere altrove.
Leggo per diventare te.
Leggo perché è la sola attività al mondo che permette d’essere contemporaneamente soli e accompagnati.
Leggo per trasferirmi nella testa di Montaigne.
Leggo perché Flaubert mi parli della malinconia dei transatlantici.
Leggo come Guide scrive Paludi: perché altri mi spieghino perché leggo.
Ecco: leggo perché Montaigne, Flaubert e Gide m’insegnino chi sono.
Leggo perché è una fortuna avere degli interlocutori tanto vecchi: Montaigne 477 anni, Flaubert 189 anni, Gide 141 anni.
Leggo per ascoltare i morti.
Leggo perché Frédéric Berthet mi spieghi perché mi piace far festa.
Leggo per uscire senza uscire.
Ma leggo anche per ascoltare i vivi.
Leggo per non invecchiare.
Leggo per non essere disturbato.
Leggo per non rispondere al telefono.
Leggo per non essere qui ma lì.



Lo scrittore francese Charles Dantzig publica un libro in cui si chiede, già nel titolo, «Pourquoi lire?», «Perché leggere?». Già, perché? Lo stesso Dantzig risponde: «Si legge per capire il mondo, si legge per capire se stessi. Se si è appena un po' generosi, capita che si legga anche per capire l'autore». Sull'«Express» Frédéric Beigbeder replica con il lungo elenco dei suoi perché.

PuntoG





giovedì 24 marzo 2011

(fuso) Orario

Luce ancora, nonostante siano già le 18 passate. Dicevo luce, di quella che fa intendere di un sole che c'è stato, qualche tricolore che spunta tra i balconi e jovanotti che canta.
E' la fotografia del mondo dentro e del mondo fuori. Chi sa se Pessoa, leggendo, direbbe che è stupido, come tutte le parole sdrucciole. Perchè è una parola sdrucciola, questa cosa. Qui non ci sono ideogrammi. Quelli, comunque, non credo siano sdruccioli.
Jovanotti continua a cantare. Canzoni sdrucciole.

Buio, perchè sono già le 23 già da un pò. Buio che nasconde e non fa intendere nulla di ciò che è stato. La fotografia è una lastra nera. Le ombre nascono dalla luce, non dal buio come solitamente pensiamo. L'America è lontana e non ha ideogrammi nè parole sdrucciole in cui incespicare come bucce di banana.
E' quasi alba. Somewhere.
Non qui .

venerdì 11 marzo 2011

Ridicole

C'è un film dentro lo schermo con un tasto "pause" che lo blocca e un rettangolo bianco da riempire, questo. Non che sia un obbligo, intendo vedere il film o riempire questo spazio. Scelgo di essere qui che è la cosa più complicata. Per raccontare questa giornata e provare a tirare una riga rossa che sa di somma, io che la matematica la lascio fuori dalla mia vita. Leggo Pim e Prishilla che sono la mia boccata d'aria buona. Prishilla mi fa venire in mente che "tutte le parole sdrucciole sono ridicole" (citando Pessoa, e Vecchioni che lo canta). Per il resto, latitano i punti esclamativi ma in compenso sta crescendo un prato di punti di domanda. Il rum serve per lanciarsi col parapendio e la tisana della buona luna addolcita con il mascobado per far finta di essere in pace col mondo. Stasera servono lettere tonde e piume d'oca. E una moneta, per grattare sulla patina argentata e leggere cosa c'è scritto sotto.



Buonanotte

PuntoG